Il Possente e Leggendario Nuraghe Diana a Is Mortorius
- 1 gen 2017
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COM'E FATTO L'imponente Nuraghe Diana è il complesso nuragico meglio conservato di tutto il territorio quartese. Chiamato anticamente "Jana", per secoli è rimasto sepolto di terra e detriti. Solo negli anni "50 gli archeologi hanno iniziato a studiarlo ma è stato scavato solo nel 2000. Fu eretto a 35 metri s.l.m. sulla collina a ridosso di Is Mortorius, utilizzando quasi esclusivamente massi di granito. La sua costruzione è datata all'età del Bronzo Finale è la prima Età del ferro, tra il 1100-1300 a. C. La possente costruzione rivela una pianta trilobata ( triangolare ), formata da un tholos principale ( dove nella 2° guerra mondiale fu eretta una torretta di avvistamento della batteria Carlo Faldi ) e da tue torri minori, collegate tra di loro da uno spessa cinta muraria. L’ingresso è situato a sud-est all'interno delle ciclopiche mura e ai lati del corridoio sono presenti due piccole nicchi ricavate al suo interno. L'imponente cortile rettangolare a cielo aperto che permette l’accesso a tutti gli ambienti (5). Davanti a noi ci accoglie il grande portale che conduce alla torre maggiore ( che dominava sul mare ), con ricavate due celle laterali a est e ovest, mentre subito al lati abbiamo l'accesso alle torri secondarie ( che proteggevano l'ingresso ). A ridosso della torre principale sulla destra scorgiamo una piccola apertura che conduceva alla scala interna per salire ai piani superiori, mentre sulla sinistra osserviamo un vano secondario pavimentato con delle pietre piatte ( forse un deposito? ). Un dettaglio edilizio che caratterizza il nuraghe è l'utilizzo di massi di grandi dimensioni anche nella parte alta delle mura, in controtendenza alla legge dei carichi sovrapposti utilizzati all'epoca e rendono il nuraghe stilisticamente simile ad un Dolmen ( tomba megalitica ). Da notare anche il pregevole architrave a corona e le tante feritoie perlopiù triangolari, presenti sia sopra ogni portale che in alcune sezioni chiave della cinta muraria. LA LEGGENDA La leggenda narra che un tesoro di inestimabile valore fu nascosto in un pozzo nei pressi del nuraghe dal famoso pirata Giacomo Mugahid, che aveva scelto quella costa come approdo. Il pirata in seguito ad una sventura non tornò più, lasciando nella costa la sua compagna che passò il resto della sua vita scrutando il mare e aspettando invano il suo ritorno. Il corpo della disperata donna fu ritrovato all'interno del nuraghe e dopo la sua morte molti dicono di averla vista materializzarsi sulla scogliera. Fu chiamata dalle genti del posto la Capitana di cui prende il nome anche la località. Queste credenze tramandate negli anni dagli anziani di Quartu hanno portato alla febbre per la ricerca del tesoro, causando saccheggi e scavi nei pressi del Nuraghe Diana per la ricerca del misterioso pozzo. In particolare sotto il mastio principale è stata scavata una lunga galleria. Secondo un libro di recente uscita pare che il tesoro sia maledetto in quanto vigilato dalle anime degli schiavi slavi rimasti intrappolati vivi insieme ad esso.
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